Alitalia e la controfigura Carpatair vi porgono il “bine ai venit”


AEREO FUORIPISTA FIUMICINO: CARRELLO ROTTO, VELIVOLO PIEGATO

di Claudia Svampa

Quella fusoliera sbianchettata in tutta fretta, con l’ausilio di una prassi da “decoro aziendale” quantomeno discutibile e grazie alla magistratura che ne ha autorizzato in un lampo la rimozione della livrea Alitalia, non si discosta troppo dalla carcassa della Concordia scheletrita su un fianco all’isola del Giglio.

Se non fosse per il numero delle vittime del naufragio e lo scampato pericolo dell’atterraggio fuori pista, si potrebbe dire che, logo o non logo, sono entrambe due epiche testimonianze dello sconquasso etico e dell’avidità economica del nostro tempo e del nostro paese.

Nello scheletro della Concordia Schettino é la manovra scellerata, é la sbruffonata finita come non doveva finire, é il legittimo capro espiatorio perché responsabile graduato e assoluto della sua nave infranta sugli scogli.

Ma non é l’iceberg. L’iceberg é usare tutti gli Schettino possibili e tutte le divise ufficiali, per far credere ai passeggeri che la nave ha un equipaggio adeguato in caso di sciagurata emergenza. Quando poi, con ogni evidenza, se la sciagura si palesa, l’incantesimo di lavapiatti malesi, di cuochi filippini, di camerieri peruviani, di facchini ecuadoregni, non serve più a sbandierare il multiculturalismo da politica aziendale delle 70 e passa lingue parlate a bordo, ma a dimostrarne l’incomprensione veicolare e  la carenza gestionale di professionalità in grado di evacuare migliaia di persone in brevissimo tempo.

Alitalia, anche se l’ultimo incidente di Fiumicino l’ha graziata più per fortuna che per perizia dal procedere alla conta delle vittime, tiene bene il passo a Costa Crociere che dota le proprie navi di dipendenti a basso costo in luogo di marinai esperti.

Alitalia equipaggia i propri voli interni di corto raggio con prezzi da compagnia di bandiera, con fusoliere dipinte con i loghi della compagnia di bandiera, con piloti e hostess che indossano divise e gradi della nostra compagnia di bandiera. Ma non appartengono alla nostra compagnia di bandiera. Loro, i titolari di quei voli e quelle divise sono a casa, comandanti cassaintegrati loro malgrado, a libro paga dell’Inps e del paese intero, anche nostro malgrado.

Sono quelle preziose professionalità ex Alitalia Express, lasciate ferme a terra perché la loro divisa Alitalia, del comandante come dell’equipaggio venga indossata dalle controfigure low cost: i romeni della romena Carpatair, che costerebbero ad Alitalia circa il 50% in meno.

Poi una sera accade che un Atr72 in volo tra Pisa e Roma con abitino tricolore Alitalia in prestito, finisca fuori pista con carrello rotto e ala a terra per cause tutte da accertare. E per grazia ricevuta non ci scappa neanche un morto. Solo un bel po’ di feriti. E accade pure che si cominci col mettere le mani avanti dicendo che la colpa é di Fiumicino che non ha informato il pilota romeno in divisa italiana delle raffiche di vento ballerine in corso, che i soccorsi nello scalo romano non sono stati tempestivi,  e via dicendo.

Accade che a dirlo sia tal Nick Brough portavoce Carpatair, la company griffata per l’occasione Alitalia ma che, parrebbe, con le torri di controllo ha più di un problemino d’intesa se é vero, come é vero, che quello stesso giorno quello stesso aereo con quello stesso pilota, nel volo d’andata da Roma a Pisa ha rischiato la collisione con un altro velivolo Alitalia a causa dell’incomprensione tra il comandante e la torre di controllo dell’aeroporto toscano.

Poco in linea con le teorie di Nick Brough appaiono inoltre le testimonianze degli stessi  passeggeri semi sopravvissuti al semi incidente: dai loro racconti si evince che quel volo anche in decollo non si é alzato troppo comodamente, che il meteo secondo loro c’entra poco e niente, perché non si é ballato in volo, che semmai l’aereo é come se fosse rimbalzato sulla pista in atterraggio, fracassando il carrello e strusciando l’ala.

Che in quelle condizioni di fumo e scintille gli scivoli non si sono resi disponibili e per sgomberare il mezzo si sono usate le scalette, neanche il rischio incendio o esplosione fosse una possibilità remota.  Che l’evacuazione dell’aereo é avvenuta grazie a d alcuni  assistenti di volo italiani che viaggiavano a bordo come passeggeri e non grazie all’equipaggio.

Ma alla fine tutto é bene quel che finisce bene e i poveri cristi la pellaccia l’hanno riportata a casa. Magari ,si dirà, proprio grazie all’abilità di chi era ai comandi visto che Carpatair ci tiene a sottolineare che il comandante del volo ha un’esperienza di ben 18550 ore alle spalle.

Una lunga e consistente carriera, quella del pilota romeno che, sorge il sospetto sia iniziata sull’otto volante a giudicare dall’apparente età anagrafica. Perché andando a spanna e considerando  circa 900 ore di volo annuali, il massimo consentito contrattualmente, almeno una ventina d’anni di carriera abbondanti e senza interruzioni dovrebbe averli collezionati quel giovane al comando del volo spanciato nel fuori pista di Fiumicino. Salvo non si tratti di un prodigioso cinquantenne liftato o di un miracolato genetico che inganna gli anni a meraviglia.

Carpatair, da parte sua ha rilasciato un comunicato stampa asciutto (sic) e tendente al ridimensionamento dei fatti che non manchiamo di riportare testualmente: “Carpatair conferma che uno dei suoi aerei ha subito una uscita di pista in fase di atterraggio a Roma Fiumicino alle ore 20:32 di questa sera in condizioni di forte windshear. Tutti i 46 passeggeri e 4 membri di equipaggio hano uscito dall’aereo sulle uscite di dietro 5 passeggeri e 1 membro dell’equipaggio hanno avuto bisogno delle cure mediche (primo soccorso), di cui uno e stato portato in ospedale. Carpatair opera dall’inizio di 2012 con due aerei per la compania Alitalia in base ad un contratto wet lease a termine lungo. Il comandante del volo ha un esperienza di 18550 ore di volo trane 9600 sull aeromobile ATR, il tipo di aereo implicato nel incidente”.

Un comunicato esageratamente baldanzoso visto l’accaduto, con una discreta tara sui feriti reali, e che, trattandosi di compagnia aerea che trasporta passeggeri e non di un call center  per telefonia mobile a basso costo delocalizzato a Timisoara, risulta anche un tantino sgrammaticato. Tanto per fermarsi a un’analisi della semantica lessicale. Bazzeccole rispetto all’accusa di frode commerciale appena recapitata all’indirizzo Alitalia dalla magistratura. Augurandoci contenga anche l’imperativo coniato dalla capitaneria di porto di Livorno da girare come supplica ai cassaintegrati della compagnia: “adesso tornate a bordo, cazzo”!

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