Sallusti e la scure del boia contro la libertà di stampa


 

di Claudia Svampa

La miccia la innesca la storia disgraziata di Valentina – così la stampa decide di chiamarla, come se l’anonimato per una minorenne dovesse per forza avere il suo ossimoro nel nome di fantasia – ragazzina di origini peruviane, appena 13enne che nel 2007 viene sottoposta a un’interruzione di gravidanza in conformità all’assenso della sola madre (il padre non viene informato) e all’autorizzazione del giudice tutelare.

Solo che la 13enne, benché giovanissima, benché con un una drammatica storia personale alle spalle di abbandono e adozione, benché impreparata per età a diventare mamma, non é del tutto chiaro se quella gravidanza inattesa volesse portarla avanti o meno, se lei stessa non favoleggiasse di un bambolotto in arrivo e di un amore acerbo e felice col suo fidanzatino 15enne.

Certo é che poco dopo quell’aborto la ragazzina sprofonda in una depressione acuta al punto da richiedere un ricovero in una clinica psichiatrica. E altrettanto certo é che ad attribuire il crollo psicologico della ragazzina all’aborto e non alle vicissitudini di un’adolescenza difficile é lo stesso medico che la cura, il professor Roberto Rigardetto responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino dove la 13enne é ricoverata. E che avvisa i giornali.

Un caso di cronaca che, come é ovvio,  non fatica prendere corpo, con accenti diversi, nelle opinioni dei corsivi della stampa.

Un figlio in precocissima età “rovina” la vita a una ragazzina appena affacciata all’adolescenza? Secondo l’analisi della storia pubblicata da Libero, sia la famiglia che il giudice tutelare sembrano condividere delle certezze in merito: una baby gravidanza é un’ipoteca sul futuro che preclude studi, carriera, svago, spensieratezza, brillanti opportunità di vita e forse resta l’ultimo moralismo sociale oltremodo disdicevole per i futuri nonni, fosse solo perché nella società dei perennemente giovani indiscutibilmente invecchia. Questa é l’opinione che Libero cavalca nei suoi corsivi, e in un corsivo, del resto, per quanto corrosivo, si esprimono, condivisibili o meno, opinioni e punti di vista, non fatti, soprattutto se appartenenti alla sfera del pensiero.

Quello che si fatica a comprendere al contrario – o che in alcuni casi si finge di ignorare – é che anche un figlio “respinto” ti lascia un’ipoteca addosso per tutta la vita. Solo che quell’ipoteca é un’ipoteca di dolore sordo e muto, che sente e vive solo chi ha scelto di farlo. Ancor peggio chi è stato costretto o solo persuaso a farlo. E’ un’ipoteca intransitiva che non pignora nulla all’entourage genitori-medico-giudice ma che salassa la psiche di una ragazzina a tempo indeterminato. E di certo la psiche di quella ragazzina é stata talmente salassata da dover essere messa sotto trasfusione.

Questa scelta ipotecaria sulla vita della ragazzina Alessandro Sallusti, all’epoca dei fatti direttore di Libero, la sottoscrive come un Je accuse in un corsivo, che oggi sappiamo essere stato scritto da Renato Farina con lo pseudonimo di Dreyfus. Dando per scontato che la 13enne non fosse consenziente e muovendo accuse pesanti a chi ha scelto per lei, senza però curarsi di lei.

E non solo di lei, anche della promessa di vita che si é conclusa nell’aborto. “Quattro adulti contro due bambini” enfatizza il giornale, aggiungendo che “se ci fosse la pena di morte, se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso: per i genitori, il ginecologo e il giudice”.

Dei quattro (ivi compreso il padre non informato) chi se la prende a male é però solo il giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo, che sporge denuncia per diffamazione. Sallusti, che non ha mai voluto rivelare chi fosse il giornalista che firmava con lo pseudonimo di Dreyfus, é stato giudicato in via definitiva ieri dalla Cassazione colpevole del reato di diffamazione aggravata e condannato a 14 mesi di reclusione.

Il giudice tutelare Giuseppe Cocilovo ha così vinto contro il direttore Alessandro Sallusti.

Ha vinto con una sentenza che stralcia per sempre ogni libertà di stampa, pilastro indiscutibile di un paese in cui la parola democrazia possa anche solo essere pronunciata.

Ha vinto con una sentenza che ha alzato la scure del boia contro la libertà di stampa applicando la pena di morte al giornalismo.

Comments
One Response to “Sallusti e la scure del boia contro la libertà di stampa”
  1. E.F.Giandomenico ha detto:

    Che la riflessione serva a tutti i giornalisti. . . la libertà di stampa è solo un sottoinsieme della libertà di espressione.
    Quando si demonizza una qualsiasi persona per le sue opinioni ci si espone ad essere demonizzati.
    I poteri forti vogliono sempre la stampa e l’opinione pubblica sotto controllo, non importa la parte politica o il punto di vista, finché i giornalisti penseranno solo a difendere la libertà di stampa, come qualcosa di diverso dalla libertà di espressione, continueranno a fare il gioco di chi li vuole controllare.

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